
11 Giu CASO CLINICO: Sequencing dopo cBTKi – Risultati e commento al sondaggio
Grazie a tutti per aver partecipato anche a questo nuovo caso clinico!
Grazie per la vostra partecipazione al sondaggio sul sequencing terapeutico dopo un precedente trattamento con cBTKi!
Nel primo scenario, di fronte ad un paziente con CLL ad alto rischio per alterazione di TP53 e recidiva precoce (28 mesi) durante trattamento con ibrutinib (BTKi-refractory), i votanti si dividono equamente tra rituximab-venetoclax o pritobrutinib. In effetti, in questo contesto entrambe le opzioni risultano percorribili. Bisogna tuttavia ricordare come pirtobrutinib disponga di evidenze prospettiche per il trattamento dei pazienti già esposti a cBKTi provenienti dal trial BRUIN CLL-321. Altrettanto ragionevole è l’utilizzo del venetoclax-rituximab, nonostante l’alto rischio biologico, data la recidiva precoce con la terapia continuativa, considerato di solito il trattamento prioritario. Non è indicato, invece, riproporre al paziente una terapia con BTKi covalente, considerato il fallimento terapeutico della classe di farmaco.
Il secondo scenario trattava invece di un paziente con CLL e alterazione di TP53 costretto a sospendere la terapia con ibrutinib dopo 14 mesi per l’insorgenza di fibrillazione atriale G3, ipertensione arteriosa e sanguinamenti G2 (BTKi-exposed). Condividiamo la scelta di un terzo dei partecipanti che ha deciso di adottare una strategia di sorveglianza attiva fino allo sviluppo di una progressione clinica. Quasi la metà, probabilmente considerando il profilo biologico ad alto rischio, ha scelto di proseguire il trattamento utilizzando un cBTKi, ibrutinib a dosaggio ridotto (11%) o switchando ad un cBTKi di seconda generazione (35%), che il panel avrebbe riservato come seconda opzione. Sarebbe meglio invece riservare lo switch a venetoclax-rituximab (7%) o a pirtobrutinib (9%) ai pazienti refrattari al trattamento con BTKi covalenti.
Nell’ultimo scenario, di fronte ad una recidiva tardiva dopo terapia a durata fissa con ibrutinib + venetoclax, i partecipanti si sono equamente divisi tra un trattamento di seconda linea a durata fissa con rituximab-venetoclax e terapia continuativa con BTKi covalenti o non covalenti. Alla luce della lunga durata della risposta con terapia fissa con I+V, il panel opterebbe come prima scelta per una nuova combinazione a durata fissa, in questo caso l’associazione di venetoclax-rituximab in modo da sfruttare il vantaggio di una minore esposizione, considerata anche la biologia e l’età del paziente.
Vi aspettiamo per il prossimo sondaggio!



No Comments