
08 Nov CASO CLINICO: Relapse dopo VO – Risultati e commento al sondaggio
Bentrovati e grazie di aver partecipato numerosi alla vigilia del CLL Monitor Day!
Nel sondaggio di oggi abbiamo esplorato degli scenari futuristici di recidiva di malattia dopo terapia con venetoclax obinutuzumab, che fortunatamente non abbiamo ancora sperimentato visto il breve follow up.
Nel primo scenario, una recidiva precoce in una paziente IGHV mutata, non del(17p), TP53 wild-type, correttamente più dello 80% di voi ha optato per uno switch terapeutico a BTKi covalenti, con una netta prevalenza di zanubrutinib su ibrutinib, verosimilmente per la miglior tollerabilità cardiovascolare. Acalabrutinib non era tra le opzioni disponibili in quanto non prescrivibile nei pazienti in recidiva dopo venetoclax. L’opzione retreatment con venetoclax in combinazione con rituximab, scelto da una minima parte di voi, non segue le linee guida ESMO, considerando l’elevato rischio di recidiva precoce. Trascurabile, ma purtroppo ancora presente, la percentuale di voi che utilizzerebbe la chemioimmunoterapia. E’ interessante notare che per il 7% dei votanti pirtobrutinib risulta essere una scelta percorribile già dopo la prima linea in tutti gli scenari. Ricordiamo che prima di utilizzare BTKi non covalenti sarebbe meglio esaurire le opzioni terapeutiche disponibili, vista l’efficacia dei ncBTKi anche nelle recidive dopo BTKi covalenti.
Nel secondo scenario, una recidiva tardiva oltre i tre anni, la maggior parte di voi (56%) opta per un nuovo trattamento a durata fissa a base di venetoclax, anche se attualmente non prescrivibile dopo VO, nello spirito di continuare con fixed-duration dopo aver ottenuto una risposta duratura con la prima linea. Questa è infatti la strategia di scelta per le linee guida. Ciononostante, in Italia siamo obbligati ad uno switch a terapia continuativa, che è stato scelto da poco più di un quarto di voi, prediligendo ancora una volta un BTKi di seconda generazione.
Il terzo scenario, una relapse tardiva con l’acquisizione di un alto rischio biologico, ha portato circa l’85% di voi a scegliere la terapia continuativa con BTKi covalenti, preferendo zanubrutinib probabilmente sulla base dei risultati dello studio ALPINE. Il restante 15% si è diviso equamente fra VenR e pirtobrutinib. Come prevedibile, nessuno dei partecipanti ha scelto la chemioimmunoterapia.
In maniera condivisibile, un pregresso episodio di fibrillazione atriale non ha rappresentato un limite all’utilizzo di BTKi per la maggior parte di voi. Ricordiamo comunque l’importanza di eseguire una valutazione cardiologica prima dell’utilizzo dei BTKi, soprattutto in pazienti con precedenti anamnestici per patologie cardiovascolari.
Fateci sapere cosa ne pensate e potremo discuterne insieme al CLL Monitor Day, ormai alle porte. Ci vediamo al prossimo sondaggio, a presto!



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