
12 Mag CASO CLINICO: Paziente R/R – Risultati e commento al sondaggio
Ben ritrovati e grazie – come al solito! – per la numerosissima partecipazione a questo caso clinico incentrato sul sequencing terapeutico della CLL alla luce della recente approvazione EMA di Pirtobrutinib (approvato in CLL R/R dopo terapia con BTKi covalente).
Nel primo caso clinico, paziente di 76 anni a basso rischio genetico (IGHV non mutato, FISH normale, TP53 wt) in progressione dopo I linea con Ibrutinib, la scelta è stata pressoché unanime: la quasi totalità di voi ha preferito come terapia di II linea la combinazione a durata fissa Ven-R, riservando dunque l’utilizzo di Pirtobrutinib a linee successive (anche se l’utilizzo di Pirtobrutinib poteva essere una scelta altrettanto adeguata). In questo scenario, non sono utilizzabili i BTKi covalenti di 2 generazione considerata la progressione sotto Ibrutinib.
Interessanti i risultati del secondo caso clinico: paziente di 78 anni trattato in I linea con I+V in recidiva precoce (1 anno da fine trattamento) e ad alto rischio genetico (IGHV non mutato, del(17p), TP53 mutato). La maggior parte di voi ha preferito passare ad una terapia continuativa con BTKi covalente, preferendo un BTKi di 2 generazione (Zanu 37%, Acala 22.5%, Ibr 9%); il 19% ha optato per Pirtobrutinib e una piccola percentuale riproverebbe con un regime a base di Venetoclax (8% Ven-R a durata fissa e 4.5% Ven in monoterapia continuativa). In accordo con le vostre scelte, in un paziente ad altissimo rischio clinico e genetico è bene preferire una terapia continuativa rispetto alla fixed-duration, con BTKi in vantaggio rispetto a regimi a base di Venetoclax. Emerge la possibilità di utilizzare Pirtobrutinib già in questo setting come BTKi non covalente.
Stimolante anche il terzo caso clinico: paziente di 78 anni con importanti comorbidità cardiovascolari (pregresso IMA, FA in NAO, iperteso) in progressione dopo 3 anni di terapia di I linea con Acalabrutinib e ad alto rischio genetico (IGHV non mutato, del(17p), TP53 mutato). In questo contesto i votanti si sono divisi quasi equamente tra le 3 opzioni: 38% Pirtobrutinib, 36% Ven-R a durata fissa e 26% Ven in monoterapia continuativa. In assenza di dati di confronto diretto (e anche indiretto) tra queste opzioni, tutte ci sembrano ragionevoli, e la prescrizione di Pirtobrutinib prima di Venetoclax diventa un’opzione praticabile alla luce della recente approvazione EMA.
In conclusione, con l’approvazione dei BTKi di 3 generazione non è chiaro come Pirtobrutinib si inserirà nel sequencing terapeutico, come dimostrano le differenti preferenze emerse negli scenari presentati, in cui Pirtobrutinib poteva essere egualmente utilizzato secondo indicazione EMA.
Nel frattempo, grazie come sempre per il vostro contributo, ci rivediamo al prossimo caso clinico!



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